Gli scioperi di maggio
e le prospettive per l’autunno

Intervista a Diego Bossi
Il nostro Paese, lo scorso autunno, ha conosciuto un’ascesa delle lotte straordinaria: gli scioperi generali di settembre e ottobre, accompagnati da manifestazioni oceaniche, hanno visto percentuali di adesione altissime. Il governo Meloni è sempre più traballante, travolto sia dagli scandali interni sia – soprattutto – dalla straordinaria vittoria del No al Referendum. Tuttavia, non si è venuta a creare una situazione all’altezza delle potenzialità: a maggio gli scioperi non sono andati nel migliore dei modi e, soprattutto, il governo Meloni non è stato cacciato. Ne parliamo con Diego Bossi, operaio Pirelli, del sindacato Allca Cub e responsabile sindacale del Partito di Alternativa Comunista.
Diego, il mese di maggio è stato un mese di scioperi, possiamo fare un bilancio?
Più che «possiamo» direi che «dobbiamo» fare un bilancio: un passaggio necessario per orientare le nostre lotte in futuro. Sugli scioperi di maggio, nostro malgrado, il bilancio è tutt’altro che entusiasmante per essere stati presentati come scioperi «generali»: c’è stata una buona adesione nei trasporti, a dimostrazione che la disponibilità alla lotta c’è da parte dei lavoratori; altre adesioni parziali, anche se scarse, si sono registrate in alcuni settori (telecomunicazioni, alcune fabbriche). La scuola non ha contribuito in modo significativo a nessuno dei due scioperi generali, eppure è stata una categoria tra le più importanti nelle lotte degli ultimi anni: a maggio il comparto quest’anno si è trovato quattro scioperi (!) in un solo mese. Ma su tutto emerge il dato delle piazze, che sono sempre un po’ il riflesso degli scioperi: le manifestazioni non sono andate oltre le poche decine di unità.
Secondo te quali sono le cause?
Le solite, non c’è nulla di nuovo: l’immobilismo complice e interessato delle segreterie di Cgil, Cisl e Uil e le politiche settarie e autoreferenziali delle direzioni dei sindacati di base. Nel solo mese di maggio sono stati convocati due scioperi «generali», di fatto contrapposti tra loro: il 18 maggio da Usb e il 29 maggio da Cub, Sgb, Si Cobas, Usi e Adl Varese. Questa divisione ha frammentato la lotta e l’ha indebolita, portando a casi estremi come quello della scuola che citavamo prima, dove le lavoratrici e i lavoratori del comparto si sono trovati quattro (quattro!) scioperi – due di categoria e due «generali» - nello stesso mese.
Beh, si potrebbe dire che tanti scioperi sono meglio di pochi…
A condizione che questi scioperi siano unitari, convocati da tutte le organizzazioni sindacali, confederali e di base, nelle medesime date (si prenda ad esempio lo sciopero generale dello scorso 3 ottobre: città paralizzate e invase da cortei di centinaia di migliaia di persone, autostrade, porti e stazioni occupate ecc.). Solo in questo caso la quantità di scioperi collima con l’intensificazione della lotta di classe e non con la sua disgregazione. Il punto centrale non è solo il «quanti», ma il «come». Il caso di maggio, che purtroppo corrisponde a uno scenario non nuovo negli ultimi decenni, è emblematico: diversi scioperi in date diverse proclamati da diverse organizzazioni non hanno portato a un rafforzamento della lotta ma al detrimento reciproco delle giornate di sciopero.
Come possiamo superare queste logiche divisive?
La costruzione di un fronte unico che unisca le tante realtà di lotta sindacali e sociali al movimento globale di sostegno all’eroica Resistenza palestinese e libanese contro il sionismo, a prescindere dalla loro collocazione organizzativa, oggi è una necessità indifferibile. Occorre anche coinvolgere in un unico fronte i movimenti a difesa dei settori oppressi (donne, lgbt+, ecc). Il Fronte di Lotta No Austerity (Flna), che il 6 giugno a Milano ha promosso una riunione aperta del Coordinamento nazionale (1) - non a caso introdotta da una relazione di un compagno dei Giovani palestinesi d’Italia – indica secondo noi la via giusta da seguire: diversi nostri militanti partecipano in prima persona alla costruzione di questo progetto. Anche quest’anno non è mancato il sostegno del Flna a tutti gli scioperi, al contempo è stata espressa una posizione critica da parte delle realtà aderenti nei confronti di due o più convocazioni su date differenti. Il Flna ha anche lanciato un appello pubblico all’unificazione delle date (2).
Sono in tanti a sostenere (per giustificarsi) che l’unità d’azione non è possibile tra organizzazioni che hanno posizioni diverse o molto diverse.
Noi riteniamo che questo sia un errore: l’unità d’azione è necessaria alla lotta di classe, questo è fuori discussione. L’unità d’azione non impone fusioni organizzative e omogeneità programmatiche: si lotta e si sciopera in modo unitario, tutte e tutti insieme, ognuno con la propria organizzazione e le proprie rivendicazioni. Di più: è proprio nella lotta unitaria che possiamo far valere la nostra propaganda e convincere le masse proletarie della giustezza delle nostre politiche, non certo nell’isolamento in compartimenti stagni, funzionale solo ai burocrati opportunisti a recintare le proprie basi, come se i lavoratori fossero bestie da traino degli apparati sindacali e non soggetto sociale della rivoluzione. Chi rifugge l’unità d’azione dimostra, in un certo modo, la debolezza dei propri argomenti politici, poiché vuole sottrarli al confronto.
Ovviamente una cosa è il terreno della lotta di classe, un’altra cosa è invece quello della costruzione del partito e della direzione politica: se nel primo caso serve la più ampia unità di lotta, di sciopero e d’azione, nel secondo caso è necessaria la più rigorosa delimitazione programmatica. Parafrasando Lenin, «Prima di unirci e per unirci, dobbiamo innanzitutto delimitarci fermamente e con precisione».
Quali sono le prospettive di lotta per l’autunno?
La situazione internazionale è caratterizzata da guerre predatorie dei diversi imperialismi per la spartizione e la conquista dell’egemonia di territori e risorse, un quadro che già di per sé ha un costo elevatissimo per la classe lavoratrice: chi pagherà il piano Ue da 800 miliardi di euro per il riarmo degli imperialismi europei? Per le spese sociali impongono rigidi patti di stabilità, per le spese militari una strizzata d’occhio e saltano fuori miliardi fuori bilancio: questo è il capitalismo nella sua fase di putrefazione imperialista! Tagliano le risorse per la sanità pubblica, le scuole e i trasporti pubblici mentre riempiono gli arsenali militari.
Il governo Meloni, all’indomani di una colossale sconfitta referendaria che conteneva un chiaro messaggio politico di sfiducia dato, principalmente, dalla cosiddetta «Generazione Gaza», anziché essere cacciato nel momento di sua maggiore difficoltà, è stato letteralmente salvato dall’immobilismo dei vertici sindacali (Cgil in testa) e delle false e ipocrite «opposizioni» borghesi. Così il comitato d’affari della borghesia (così definiva Marx i governi nella società capitalista) ha avuto il tempo di rialzarsi e varare anche misure repressive, talune persino col consenso trasversale in parlamento (3).
A settembre dovremmo riprendere dal filo interrotto lo scorso 3 ottobre, dalle grandi e radicali mobilitazioni dell’autunno del 2025 che hanno portato l’Italia ad essere avanguardia internazionale della solidarietà con la Resistenza palestinese: un’ondata, ahinoi, anch’essa interrotta e normalizzata dalle direzioni sindacali.
Quale sarà l’impegno di Alternativa comunista nella prossima fase?
Noi partiamo dall’assunto che le sole lotte sindacali, per quanto importanti, non sono e non saranno sufficienti a liberare il proletariato dalle catene del capitalismo. Riteniamo sia necessaria la costruzione di un partito rivoluzionario internazionale, costruito sulle lotte, delimitato organizzativamente e programmaticamente; un partito d’avanguardia, che racchiuda in sé e formi i quadri dirigenti in grado di intervenire in ogni lotta per portare in essa il faro del socialismo; un partito che intervenga nei sindacati come nei movimenti e sia impegnato a contendere l’egemonia alle direzioni riformiste e opportuniste.
Note
1.https://www.frontedilottanoausterity.org/articoli/rafforzare-lunita-di-sciopero-e-dazione-al-fianco-della-resistenza-palestinese-e-libanese/
2.https://www.frontedilottanoausterity.org/articoli/appello-urgente-per-lunificazione-delle-date-di-sciopero-generale/
3. https://www.alternativacomunista.com/politica/nazionale/repressione-e-lotta-di-classe
























