Contro la repressione: dieci, cento, mille 3 ottobre!

Nota a cura del Dipartimento sindacale
All’indomani di un autunno memorabile di mobilitazioni per la Palestina e contro la finanziaria antioperaia e di guerra del governo filosionista Meloni, non si fa attendere la repressione dello Stato borghese contro tutto il movimento palestinese e la classe lavoratrice che a ottobre hanno invaso le piazze delle più importanti città italiane, bloccando porti, stazioni e autostrade.
Oggi i principali fronti della repressione sono: gli arresti comandati dalla magistratura borghese che hanno colpito duramente i compagni palestinesi, da ultimo Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia (1); le sanzioni contro le organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero del 3 ottobre, giudicato «illegale» dal governo; le leggi in cantiere, dai banchi della maggioranza come da quelli della finta «opposizione», per equiparare ogni forma di critica al sionismo (progetto politico coloniale, criminale, razzista e genocida) all’antisemitismo.
Questi attacchi, insieme con i ripetuti sgomberi degli spazi occupati (da ultimo l’Askatasuna), sono una conseguenza della momentanea flessione delle mobilitazioni e del tentativo di normalizzazione degli ultimi scioperi.
Il 3 ottobre ha spaventato il governo e la borghesia, dimostrando che nemmeno quello che costituisce uno dei principali argini alla lotta, la direzione burocratica della Cgil, costretta dalla pressione a convergere nella lotta con il sindacalismo di base, sia riuscita a contenere le mobilitazioni imponenti delle masse.
L’unica risposta da dare ce la insegna proprio il 3 ottobre: serve costruire un grande sciopero generale unitario tra tutte le organizzazioni sindacali esistenti fino alla cacciata del governo Meloni! Le sanzioni alle organizzazioni sindacali sono irricevibili; e non per i motivi addotti da tanti relativi alla Costituzione: ricordiamo che nel «quadro costituzionale» stanno arrestando i compagni e varando leggi repressive e di bilancio che massacreranno i lavoratori.
Lo sciopero non è una gentile concessione della Costituzione borghese (che peraltro lo ammette solo con riserva di legge: da lì la famigerata 146/90 che lo vanifica), ma uno dei più importanti e storico strumento di lotta della classe operaia, e non può essere contenuto, edulcorato e represso dalle leggi dei padroni!
Il Partito di alternativa comunista, sezione italiana della Lega internazionale dei lavoratori - Quarta internazionale, esprime la massima solidarietà alle organizzazioni palestinesi colpite dalla repressione, impegnate a sostenere l’eroica resistenza del loro popolo che da ottant’anni si oppone alla violenza terroristica e genocida di «Israele»; ugualmente esprime solidarietà a tutte le organizzazioni sindacali colpite dalle infami sanzioni disposte dalla Commissione governativa di garanzia (per i padroni); fa appello a tutte le direzioni, sia sindacali sia del movimento palestinese, a proseguire sulla scia indicata dalle storiche giornate del 3 e 4 ottobre. Un percorso di lotta e Resistenza, di mobilitazione permanente, per costruire uno sciopero generale di massa a oltranza, fino alla cacciata del governo Meloni, per una alternativa di classe, per un governo dei lavoratori e per i lavoratori.
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