Partito di Alternativa Comunista

La brutale uccisione di Shireen Abu Akleh: la Nakba è ancora in corso

La brutale uccisione di Shireen Abu Akleh:

la Nakba è ancora in corso

 

 

 

Quest'anno la Giornata della Nakba si è svolta nel segno dell'esecuzione della corrispondente di Al Jazeera, la giornalista palestinese Shireen Abu Akleh, colpita da un proiettile alla testa mentre raccoglieva informazioni sulla brutalità dell'occupazione israeliana nel villaggio palestinese di Jenin. Persino il suo funerale è stato brutalmente attaccato, persino coloro che tenevano la bara sono stati aggrediti. I palestinesi hanno partecipato numerosi al suo funerale: una folla enorme (75 km) ha voluto rendere omaggio all’ennesimo martire della resistenza palestinese. La Nakba è ancora in corso e purtroppo Shireen non è l’unica vittima. Solo quest'anno sono stati uccisi quasi 60 palestinesi, inclusi alcuni bambini. Secondo il Sindacato dei giornalisti palestinesi, 86 giornalisti sono stati uccisi da Israele dal 1967, quando lo Stato sionista ha occupato militarmente il restante 22% della Palestina (Gaza, Cisgiordania e Città Vecchia di Gerusalemme): Kanafani; il vignettista Naji Al Ali; il fotografo di Gaza Yasser Murtaja e tanti altri. Ogni anno dai 500 ai 700 giornalisti sono brutalmente attaccati. Riportiamo qui un articolo della nostra compagna palestinese Soraya Misleh che racconta come sono andati i fatti.

 

Shireen Abu Akleh, giornalista per Al Jazeera e veterana palestino-statunitense di 53 anni, è stata assassinata mercoledì 10 maggio dopo essere stata colpita alla testa mentre stava dando informazione di un’operazione militare israeliana a Jenin, in Cisgiordania. Indossava un giubbotto e un tesserino identificativo del giornale quando un cecchino le ha sparato. Portata all’ospedale, non è sopravvissuta alle ferite.Durante lo stesso evento, il cameraman Ali al-Samoudi è stato colpito da un proiettile alla spalla, ma al momento le sue condizioni sono stabili. La dinamica della sparatoria e l’assenza di uno scontro durante l’attacco escludono la possibilità che possano essere stati spari accidentali. Alcuni testimoni hanno rivelato alla trasmissione araba che il gruppo di giornalisti è stato attaccato intenzionalmente dai militari delle forze israeliane.
Dopo essere stato ferito, al-Samoudi ha affermato più volte che gli spari provenivano dai militari israeliani. «Stavamo per filmare l'operazione dell’esercito israeliano e improvvisamente ci hanno sparato addosso, senza chiederci prima chi fossimo né se potessimo smettere di registrare», ha spiegato. Un’altra giornalista palestinese, Shatha Hanaysha, ha confermato che «la persona che ha ucciso Shireen voleva eliminarla, perché ha sparato su una zona del corpo non protetta». All’attacco ha assistito anche un fotografo dell’agenzia Afp.
Cinicamente, le autorità israeliane sono perfino arrivate ad accusare i palestinesi stessi dell’uccisione di Abu Akleh e degli altri giornalisti. Dopo la diffusione delle immagini del momento dello sparo e dopo le dichiarazioni dei numerosi testimoni lì presenti, lo Stato sionista ha dichiarato la sua volontà di «investigare» sulle morti avvenute. Come ha segnalato una trasmissione araba, siamo davanti a un criminale che chiede di investigare un crimine che egli stesso ha commesso.
Nata a Gerusalemme nel 1971 da una famiglia cristiana, Abu Akleh si è laureata presso l’Università di Yarmouk in Giordania, dove ha fondato la radio «Voce Palestinese». Tra le prime a interessarsi dell’occupazione israeliana in Palestina, si unì alla trasmissione nel 1997. La sua morte sta commuovendo tutta la comunità palestinese e tanti altri colleghi e professionisti della comunicazione in tutto il mondo.
L’uccisione a sangue freddo di Abu Akleh mostra un aspetto del genocidio palestinese messo in atto dallo Stato sionista di Israele: l’attacco premeditato ai giornalisti che cercano di mostrare al mondo le atrocità israeliane messe in atto contro la popolazione palestinese. Secondo il Comitato d’Appoggio ai Giornalisti Palestinesi, dal 2000 Israele ha ucciso 49 giornalisti palestinesi.
Un sondaggio realizzato dalle organizzazioni dei media che operano nella regione ha riportato che, solo nel 2021, si sono registrati 384 violenze e abusi ai danni di giornaliste e giornalisti che lavorano nella zona occupata da Israele. Il Sindacato dei Giornalisti della Palestina ha qualificato l’uccisione di Abu Akleh come un «chiaro assassinio perpetrato dall’esercito dell’occupazione israeliana».
Il 15 maggio in tutto il mondo decine di migliaia di persone hanno manifestato per una Palestina libera, dal fiume al mare. Che le bandiere palestinesi continuino a sventolare in tutto il mondo! Giustizia per Shireen Abu Akleh e per tutti i martiri!

 

[Traduzione di Alessia Parlato dal sito www.litci.org]

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