di Pia Gigli
Dietro le transenne e a debita distanza da Palazzo Chigi, sotto la sorveglianza delle forze dell'ordine ieri, venerdì 19 si è tenuto il presidio dei comitati di lotta contro l'ampliamento della base Usa a Vicenza.
(un'immagine della piazza)
In piazza erano presenti circa quattrocento manifestanti: non i quattro gatti di cui ha parlato la Tv e comunque non pochi considerando che nessun partito della cosiddetta "sinistra radicale" (di governo) ha mobilitato le proprie forze e che il presidio è stato organizzato in fretta, dopo il via libera di Prodi al progetto, e in contemporanea ad altre mobilitazioni in altre città italiane. I manifestanti hanno parlato chiaro: non è stata espressa soltanto la ferma contrarietà all'operazione "Dal Molin", ma si è sferrato un attaccato esplicito alla politica estera imperialista e coloniale del governo Prodi con il lancio di slogan contro il governo e, al grido di "dimissioni!", il presidio ha contestato i parlamentari della sinistra "radicale" venuti a fare la loro passerella mediatica e a riproporre il loro ruolo di "mediatori" tra movimenti e governo, ruolo a cui ormai nessuno più crede. Assenti i parlamentari delle cosiddette "aree critiche" della "sinistra radicale", cioè i vari Grassi e Cannavò (presente e solitario, ma incollato ai taccuini dei giornalisti, Ferrando del virtuale Pcl).A fianco dei comitati e di alcune sigle sindacali, l'unico partito presente in piazza (con striscione e volantini) era il Partito di Alternativa Comunista che ha partecipato con i propri militanti del Lazio, del Veneto e con i compagni della sezione di Vicenza, che sono tra i protagonisti delle lotte dei comitati vicentini. Risulta insomma del tutto deformata la ricostruzione data dai telegiornali della sera e anche da buona parte della stampa odierna, che hanno dato ampio spazio alle dichiarazioni di Russo Spena, Ferrero, ecc. che rilanciano (anche stamattina sulla stampa) il falso obiettivo di un "referendum consultivo" sulla base a Vicenza, presentandolo quasi fosse la richiesta del movimento.
La lotta proseguirà con nuove mobilitazioni nei prossimi giorni ed è già indetta una manifestazione nazionale a Vicenza il 17 febbraio. Le istanze dei comitati potranno vincere soltanto se il "movimento contro la guerra"si riattiverà, consapevole che non esiste nessun "governo amico". E soprattutto se, come ha detto nel suo intervento in piazza la nostra compagna Patrizia Cammarata, i lavoratori, le loro rappresentanze di classe, i sindacati di base (erano presenti in piazza i Cobas e Cub), ma anche la Cgil che a livello locale ha espresso un No di facciata, agiteranno la parola d'ordine dello sciopero generale contro il governo, abbandonando l'illusione di poter condizionare le scelte di un governo che da subito si è dimostrato, in soli otto mesi dal suo insediamento, nemico dei lavoratori e dei movimenti popolari.
Lo striscione del PdAC (unico partito presente in piazza)
Avanti contro il "Dal Molin": noi ci saremo perché è appunto per ricostruire nelle lotte reali l'opposizione dei lavoratori che abbiamo fondato, nelle scorse settimane, il PdAC.