Repressione e lotta di classe

di Fabiana Stefanoni
Il governo Meloni sta accentuando la repressione. Perlopiù si tratta di provvedimenti che inaspriscono leggi emanate (o comunque mai abolite) da governi di segno politico differente. L’ultimo decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri («Pacchetto sicurezza») introduce la possibilità di fermo preventivo di 12 ore alla vigilia di manifestazioni ritenute «a rischio»: si intende colpire gli attivisti politici, sindacali e di movimento. Contemporaneamente, è stato introdotto lo «scudo penale» per le forze di polizia, cioè forme di tutela legale e assistenza economica nel caso di reati commessi durante il servizio. Tutto questo avviene all’indomani di altre misure repressive precedentemente adottate dalla destra al governo: decreto «Rave» e decreto Caivano (2022), volti a punire soprattutto minorenni e giovani; decreto Cutro (2023), che colpisce immigrate e immigrati; il Ddl 1660 (2025), che rende ancora più duro il «Pacchetto sicurezza» a firma Salvini varato ai tempi del primo governo Conte (1). Non sono mancati nemmeno, negli ultimi mesi, numerosi divieti, soprattutto a firma dello stesso ministro Salvini, contro gli scioperi (già fortemente limitati in Italia dalle leggi antisciopero) (2). Si inseriscono in questo quadro anche lo sgombero del centro sociale Askatasuna (3) e gli arresti di attivisti palestinesi (4).
Recentemente, il Senato ha anche approvato un Ddl sull’antisemitismo – che analizzeremo tra poco – che intende colpire la libertà di espressione e di critica in relazione alla questione palestinese.
Tutto questo non cade dal cielo: fa parte del quadro generale dello scontro di classe. Il governo, in rappresentanza degli interessi del grande capitale, affila le armi per colpire le mobilitazioni delle masse popolari.
Dall’autunno ad oggi
Quando il governo ha presentato alla stampa gli ultimi decreti repressivi c’era un convitato di pietra: le oceaniche mobilitazioni dello scorso autunno, che hanno visto incrociare le braccia e scendere in piazza milioni di persone. Ci riferiamo in particolare alle straordinarie giornate del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre.
Si tratta di una mobilitazione che ha spaventato non solo il governo, ma anche i rappresentanti della grande borghesia: le immagini di quelle piazze stracolme, delle tangenziali e delle autostrade bloccate hanno ricordato a chi detiene il potere economico e politico la straordinaria potenza delle masse quando scendono in campo. Hanno ricordato alla grande borghesia che lo sciopero generale può paralizzare la produzione e la distribuzione delle merci, nonché l’intero apparato statale.
Ma, è bene precisarlo, quell’ondata improvvisa e potente non ha spaventato solo il nemico di classe: ha creato panico anche tra quelli che Lenin definiva gli «agenti della borghesia nel proletariato», cioè i dirigenti riformisti dei sindacati, grandi e meno grandi.
Trotsky scriveva che «lo sciopero generale è un mezzo di lotta molto importante» ma che, se privo di strategia, «può indebolire più gli operai che il loro diretto avversario» (5). La strategia è fondamentale: lo sciopero generale serve per alzare il livello dello scontro di classe, il che a sua volta deve avere come obiettivo rovesciare il governo per costruire, in prospettiva, un governo dei lavoratori (cioè per rovesciare il capitalismo). Se manca una strategia, anche il più riuscito degli scioperi e la più partecipata delle mobilitazioni rischiano di trasformarsi in un fuoco fatuo.
Dopo le grandi mobilitazioni di settembre e ottobre, era necessario che le direzioni del movimento operaio organizzassero lo sciopero prolungato, fino a piegare il governo e i suoi apparati: i lavoratori e le lavoratrici, col sostegno degli studenti e dei movimenti, avevano dimostrato di essere in grado di trasformare in carta straccia i provvedimenti e le leggi contro gli scioperi.
Non è quello che è successo: le direzioni sindacali, sia quelle della Cgil sia quelle del sindacalismo alternativo, hanno preferito aspettare e stare a guardare. Se la lotta di classe si intensifica ma manca una direzione politica rivoluzionaria (con una prospettiva di alternativa di sistema) in grado di dirigere la lotta, gli strati piccolo borghesi alla testa degli apparati sindacali si spaventano e gettano acqua sul fuoco. Il quieto vivere di questi settori che godono di piccoli o grandi privilegi è messo in discussione quando il livello dello scontro con la borghesia si alza.
Alternativa comunista, dopo l’oceanica manifestazione del 4 ottobre, ha fatto appello a proclamare lo sciopero a oltranza fino alla cacciata del governo Meloni: l’appello è caduto nel vuoto. La «punizione» è presto arrivata, condita con i provvedimenti repressivi che stiamo analizzando in questo articolo.
Ma quelle mobilitazioni non sono finite: la lotta di classe può riprendere, da un momento all’altro, a livelli ancora più radicali. Le condizioni economiche e sociali della classe lavoratrice e delle giovani generazioni, aggravate dall’inflazione che l’aggressione imperialista e sionista all’Iran sta provocando, possono essere il detonatore di una nuova ascesa della mobilitazione di massa.
L’attacco al movimento per la Palestina
Le straordinarie giornate del 3 e 4 ottobre hanno visto uniti nella lotta la classe lavoratrice e il movimento a sostegno della Palestina. La Resistenza palestinese ha dato linfa vitale alla mobilitazione di massa in tutto il mondo, facendo registrare in Italia una delle punte più avanzate della lotta di classe internazionale: la battaglia per una Palestina libera dal fiume al mare ha preso la forma di uno sciopero generale dal valore politico internazionale. La lotta operaia è andata al di là delle rivendicazioni economiche, mettendo in discussione l’intero sistema capitalista.
La risposta borghese è presto arrivata. A inizio marzo in Senato è stato approvato un Ddl che equipara l’antisionismo all’antisemitismo, criminalizzando nei fatti tutte le mobilitazioni a sostegno della causa palestinese. La versione recentemente approvata in Senato è il risultato di un percorso politico che ha visto convergere sulle stesse tematiche sia le forze della destra governativa, sia l’opposizione borghese.
Inizialmente, è stato il senatore di Forza Italia Gasparri a proporre un disegno di legge repressivo di qualsiasi voce di dissenso nei confronti dell’azione politica di «Israele» (6). Successivamente, è stata la volta di Delrio e di altri autorevoli esponenti del Pd che, per non essere da meno, hanno tentato di imbavagliare le voci a sostegno della Resistenza palestinese (7).
Infine, con la benedizione di Liliana Segre, il governo e ampi settori del Pd (più l’astensione di tanti) hanno approvato un Ddl unitario, che, adottando la definizione di antisemitismo dell’Ihra, equipara l’antisionismo all’antisemitismo, di fatto vietando qualsiasi critica all’occupazione sionista della Palestina. Non è un caso che si insista, in particolare, sulla necessità di portare queste istanze nelle scuole e dell’università: il mondo della scuola è stato tra i principali protagonisti delle enormi mobilitazioni dell’autunno, con centinaia di migliaia di insegnanti, studenti e ricercatori in piazza al fianco della Palestina.
Se è vero che Avs e M5s hanno votato contro questo Ddl, è altrettanto vero che fu il governo Conte2 (governo a guida M5s e Pd, col sostegno di parlamentari che ora sono in Avs) ad adottare per la prima volta, nel 2020, la definizione dell’Ihra, aprendo la strada alle attuali misure repressive.
È la dimostrazione, una volta di più, che l’unica strada vincente è quella che implica la cacciata di tutti i governi borghesi, per la costruzione di un’alternativa socialista. Per questo, è sempre più urgente costruire una direzione politica rivoluzionaria internazionale che sia in grado di frenare la barbarie e rovesciare il sistema capitalistico, che sta portando l’umanità e il pianeta verso la catastrofe. Un altro mondo è possibile, si gridava tempo fa nelle piazze: per noi quel mondo è il socialismo.
Note
1)www.partitodialternativacomunista.org/articoli/sindacato/il-ddl-1660-diventa-decreto-cosa-cambia-davvero-di-daniele-cofani
Mentre stavamo chiudendo questo articolo, è arrivata la notizia di ulteriori misure contro l’area autonoma e anarchica: 27 denunce e 6 misure cautelari ai danni di compagni e compagne per i fatti di Milano del 22 settembre (occupazione della stazione centrale); attacchi del governo contro tutto il mondo anarchico, con tanto di convocazione di una riunione straordinaria da parte di Piantedosi del vertice antiterrorismo.
4)www.partitodialternativacomunista.org/politica/nazionale/solidarieta-ai-compagni-palestinesi-arrestati-l-obiettivo-e-il-movimento
5) L. Trotsky, «E ora?» (1932), saggio pubblicato in italiano nella raccolta Scritti 1929-1936.
6) www.partitodialternativacomunista.org/politica/nazionale/insegnanti-e-studenti-sanno-da-che-parte-stare-no-al-ddl-gasparri
7) https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/59733.pdf






















