Vittoria del NO al referendum:
ora cacciamo la Meloni
con gli scioperi e con la mobilitazione!

Dichiarazione dell’Esecutivo nazionale del Pdac
Il 22 e il 23 marzo, registrando un’affluenza molto alta, l’elettorato italiano si è opposto alla riforma Nordio-Meloni. Una vittoria netta del No, che distacca i Sì di due milioni di voti: un risultato che è il sottoprodotto evidente delle enormi mobilitazioni dello scorso autunno del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre e di una nuova generazione che entra in politica contro le guerre imperialiste, contro la complicità del governo Meloni col genocidio sionista in Palestina, col riarmo imperialista e le guerre di Trump.
Per quanto la Meloni si sforzi di spiegare che questa votazione non sarebbe politica ma circoscritta alla riforma (avrebbe detto lo stesso se avessero vinto i Sì?), risulta palese il contrario: si è trattato di un voto politico che ha inferto un duro colpo a questo governo reazionario.
Il Partito di alternativa comunista (Pdac) si è da subito mobilitato per il No (1), badando bene a distinguersi dalle false opposizioni borghesi, non seconde a nessuno in termini di misure antioperaie e leggi repressive: dal Jobs act targato Pd ai decreti sicurezza del governo Conte prodotti dal matrimonio Lega-M5s, passando per i lager libici di Minniti del Pd (noi non dimentichiamo!). Abbiamo inoltre posto l'accento sulla necessità di rilanciare le lotte e le mobilitazioni, riprendendo il percorso indicato dalle masse lo scorso autunno: le responsabilità delle direzioni sindacali per aver interrotto quell’ondata straordinaria di lotte di massa sono gravi e hanno lasciato il passo al governo per inasprire ulteriormente le leggi repressive. Ora non c’è tempo da perdere: è necessario costruire uno sciopero generale di massa per cacciare il governo Meloni.
Le dichiarazioni di Schlein e Conte sono orientate a proiettare i loro partiti borghesi e antioperai alle prossime elezioni politiche del 2027, con lo scopo di rientrare a Palazzo Chigi quali interlocutori privilegiati della grande borghesia industriale e finanziaria, mettendo a disposizione del padronato il loro controllo sulle direzioni sindacali, a partire dalla Cgil: non a caso Landini, nelle sue dichiarazioni (2), si è ben guardato dal pronunciare la parola «sciopero», parlando di difesa della Costituzione e di festa per la vittoria referendaria.
Il Pdac non difende la Costituzione borghese, né la sua giustizia di classe che reprime i lavoratori in lotta e incarcera i compagni del movimento a sostegno della Palestina su mandato del Mossad.
Il Pdac ha usato anche questo referendum come campo di battaglia in un conflitto di classe generale, per difendere spazi democratici dei lavoratori che sarebbero stati ridotti da un ulteriore rafforzamento di quel potere esecutivo che Marx definiva «comitato d’affari della borghesia».
Bisogna rimarcare come non siano molto dissimili da quelle di Pd, Cinque Stelle e Avs le dichiarazioni della sinistra riformista di Rifondazione comunista e Pap. Se i primi si limitano al più a chiedere le dimissioni di qualche sottosegretario implicato in traffici malavitosi, Prc e Pap invocano astrattamente le «dimissioni» della Meloni, per poi rinviare alle elezioni del 2027: elezioni in cui prevedibilmente saranno ancora una volta, più o meno criticamente, al traino del centrosinistra borghese.
È necessario e possibile ben altro. Bisogna costruire nelle piazze i rapporti di forza per cacciare il governo Meloni ma non per riaprire le porte all’alternanza borghese, ma per un’alternativa di sistema.
l Pdac fa appello a tutte le organizzazioni sindacali e di movimento per la costruzione nei luoghi di lavoro e di studio, nelle piazze, di uno sciopero generale di massa, integrato in un percorso di mobilitazione permanente, fino alla cacciata del governo reazionario guidato da Giorgia Meloni, per un governo dei lavoratori e per un’alternativa socialista al putrido sistema capitalistico che sta trascinando l’umanità verso il baratro.
Le feste di pacificazione delle opposizioni borghesi non le vogliamo: festeggeremo quando il potere sarà nelle mani di chi produce la ricchezza, affinché questa sia rimessa al servizio della società, e non espropriata da una minoranza di capitalisti che sta rovinando il mondo in nome del profitto.
Note
1. www.alternativacomunista.com/politica/nazionale/referendum-sulla-giustizia-le-ragioni-del-nostro-no






















