Partito di Alternativa Comunista

VI Congresso del Pdac: un passo in avanti nella costruzione della direzione rivoluzionaria

VI Congresso del Pdac:

un passo in avanti nella costruzione della direzione rivoluzionaria

 

 

 

a cura della redazione web

 

Dall’8 al 10 luglio si è svolto, a Modena, il VI Congresso di Alternativa Comunista: esattamente 15 anni dopo la fondazione del Partito. Nel 2007, con la nascita del Partito, si votava anche l’adesione alla Lega Internazionale dei Lavoratori (Lit) – Quarta Internazionale che, in queste settimane, celebra il suo XIV Congresso internazionale. Non a caso, il dibattito congressuale ha dato largo spazio proprio alla discussione internazionale. Anche per questo, sono stati molto apprezzati e applauditi i tanti saluti internazionali arrivati dalle altre sezioni della Lit-Quarta Internazionale: in particolare, ha scaldato la platea il saluto delle nuove sezioni di Ucraina, Polonia e Bielorussia, frutto dell’intenso lavoro di sostegno alla resistenza ucraina messo in opera dai militanti della nostra Internazionale.

 

Un partito di lotta… sul serio!

In Italia non è un momento semplice per la classe operaia. Mentre scriviamo, si consuma l’ennesima crisi di governo, con la vergognosa capitolazione a Draghi della sinistra riformista e dei principali dirigenti della classe operaia (Landini ha fatto appello a difendere Draghi per «non indebolire il Paese», sic!). Le lotte, nonostante alcune gloriose esperienze (da Alitalia alla Gkn agli studenti medi), non hanno conosciuto, in questi mesi, quell’ascesa di massa che sarebbe stata necessaria per respingere gli attacchi dei padroni e del loro governo: per questo oggi assistiamo a una nuova offensiva padronale, con limitazioni e attacchi al diritto di sciopero (si pensi agli arresti di attivisti sindacali di questi giorni) e con licenziamenti di massa (migliaia di lavoratori e lavoratrici Alitalia lasciati sulla strada).
Eppure, pur essendo sempre attenti a privilegiare l’autocritica rispetto allo sterile autocompiacimento, di una cosa possiamo andare fieri: al VI Congresso del nostro Partito c’erano i principali dirigenti di alcune delle più importanti lotte del nostro Paese. Soprattutto, erano lì non come ospiti o invitati, bensì come militanti, quadri formati pronti a dirigere il partito e le lotte che verranno. C’erano le lavoratrici e i lavoratori di Alitalia, la lotta che ha coinvolto più lavoratori negli ultimi mesi, quella più duratura e combattiva degli ultimi anni: Daniele Cofani, il volto più noto di quella lotta, ha aperto i lavori del congresso. C’erano le lavoratrici del call-center Gse/Almaviva di Roma, che hanno recentemente diretto uno dei principali scioperi a oltranza degli ultimi anni: 39 giorni di sciopero, nonostante i tentativi di boicottaggio delle burocrazie. C’erano gli operai della Stellantis (ex Fiat) dello stabilimento Sevel di Atessa che, durante gli scioperi del marzo 2020, con il loro sciopero hanno letteralmente bloccato una delle fabbriche più grandi del gruppo (6000 operai). C’erano – ed è forse l’aspetto che più ha emozionato i delegati – i giovani studenti e le giovani studentesse (in maggioranza donne) che hanno partecipato, negli scorsi mesi, alle mobilitazioni e agli scioperi studenteschi, sia negli istituti superiori sia nelle università. E poi tanti altri quadri operai e sindacali: dagli operai della Pirelli, che hanno animato un coordinamento di lotta unitario nei tre principali stabilimenti, ai lavoratori del settore aeroportuale, dai lavoratori della scuola e dell’università ai dipendenti delle cooperative.

 

Tre giorni intensi

I lavori del VI Congresso hanno avuto inizio venerdì 8 luglio con il saluto di Daniele Cofani, figura simbolo della lotta in Alitalia. Daniele ha ricordato l’importanza di costruire una direzione rivoluzionaria internazionale per salvare l’umanità dalla catastrofe. Ha ricordato le mobilitazioni in corso in altri Paesi, dall’Ecuador all’Africa, fino alla gloriosa resistenza ucraina (e proprio in quelle ore giungevano notizie dell’assalto al palazzo presidenziale in Sri Lanka). Daniele ha ricordato anche, con orgoglio, che la nostra organizzazione internazionale è stata l’unica a prendere una posizione di netto sostegno alla lotta di liberazione nazionale del popolo ucraino contro l’invasione militare russa, nella piena indipendenza dal governo Zelensky e contro l’intervento Nato.
I lavori sono continuati con la relazione di Fabiana Stefanoni sul documento politico nazionale del Partito. Sono stati ricordati i punti principali di quel documento (a breve verrà pubblicato anche sul sito): crisi economica, crisi ambientale, guerra, oppressione nazionale, doppie oppressioni, programma transitorio. Nel punto politico è stato anche discusso il documento politico mondiale del Congresso della Lit-Quarta Internazionale.
La giornata è proseguita con la relazione di Diego Bossi, operaio Pirelli, sul documento sindacale. È stato delineato il quadro del sindacalismo in Italia, sia confederale che di base. Sono stati evidenziati gli elementi di bilancio positivo del nostro intervento e, al contempo, si sono affrontate alcune criticità per poter migliorare il nostro intervento su questo terreno. Come ha affermato Diego nella sua replica, sicuramente il principale segnale del fatto che il nostro intervento sindacale è stato, nel complesso, un buon intervento era la presenza in sala di dirigenti delle principali lotte del Paese.
Sabato 9 luglio i lavori sono proseguiti con la relazione di Matteo Bavassano sul documento organizzativo del Partito: anche in questo caso, sono stati sottolineati i passi in avanti fatti in questi anni, in particolare sul terreno della proletarizzazione del partito (sono stati guadagnati al partito importanti attivisti operai), ma anche nell’ambito delle doppie oppressioni e dei giovani, con l’adesione militanti di numerose donne (tante attiviste delle lotte) e nuovi giovani quadri studenteschi.
Subito dopo, nel corso della stessa giornata, Laura Sguazzabia, responsabile della Commissione Donne del Partito, ha approfondito la discussione sul punto doppie oppressioni, illustrando il dibattito interno alla nostra organizzazione internazionale. Laura ha ribadito l’importanza di un intervento non formale su queste tematiche: è fondamentale che il partito comprenda l’importanza di intervenire, con un programma transitorio e un’impostazione di classe, nelle mobilitazioni a difesa dei diritti delle donne, degli lgbt+, contro la xenofobia e il razzismo. Ha anche ribadito l’importanza di lottare contro le doppie oppressioni all’interno del partito e nella classe operaia tutta: battaglia fondamentale per unire la classe in una prospettiva rivoluzionaria.
Impossibile citare tutti gli interessanti interventi che ci sono stati al congresso. Sicuramente, tra quelli più apprezzati ricordiamo gli interventi dei giovani del Partito: Ines, Sara, Viola e Zouhra, tutte donne giovanissime, proletarie, alcune di loro immigrate, alcune lgbt+ e, soprattutto, con una preparazione politica e teorica straordinaria.
La giornata di sabato si è conclusa con una festa – con musica, birra, performance teatrale – organizzata dalla sezione di Modena del partito.

 

Concludere… per ripartire

I lavori sono proseguiti domenica, con le votazioni dei documenti congressuali (nazionali e internazionali), di vari ordini del giorno, degli organismi dirigenti e dei delegati al congresso internazionale della Lit-Quarta Internazionale.
Il Congresso è terminato con le conclusioni di Francesco Ricci, che ha di nuovo scaldato la platea, ricordando sia la storia di questi 15 anni del Pdac (tra i nomi citati e più applauditi quello di Ruggero Mantovani, tra i fondatori del Partito, morto per un tumore), sia l’intervento del partito nelle lotte odierne. Francesco ha ribadito l’importanza di costruire un’organizzazione internazionale e ricordato l’importante patrimonio di quadri e militanti di cui disponiamo nel mondo: la nostra organizzazione internazionale, la Lit-Quarta Internazionale. Un’organizzazione che conosce un dibattito interno intenso, talvolta acceso, ma che proprio per questo si sta consolidando e sta crescendo: dagli Stati Uniti (dove la nostra sezione è raddoppiata, con la fusione con un’altra organizzazione) all’Africa (dove abbiamo nuove sezioni, dal Mozambico alla Guinea Bissau, sezioni che crescono rapidamente nel calore delle lotte), dalla Turchia alla regione del Pakistan-Kashmir-India (dove sono nate di recente sezioni della nostra internazionale). Senza contare gli sviluppi – preziosissimi – nell’Europa dell’Est, in particolare tra gli ucraini che resistono all’invasione militare russa o che sono profughi in vari Paesi europei. Al contempo, le sezioni più antiche della Lit-Quarta Internazionale (dall’America Latina all’Europa) sono state alla testa dei processi rivoluzionari recenti, dal Cile alla Colombia all’Ecuador, senza dimenticare l’importante presenza alla testa delle mobilitazioni in Brasile contro Bolsonaro.
Tutti siamo usciti più rafforzati da questo congresso, consapevoli del fatto che quello che abbiamo gridato nelle piazze o scritto sui volantini non sono meri slogan, ma una realtà concreta: unità tra lavoratori e studenti, lotta contro sfruttamento e oppressione, internazionalismo, opposizione di classe a tutti i governi borghesi. E, soprattutto, ancora più convinti del fatto che occorre costruire la direzione rivoluzionaria internazionale per abbattere questo sistema putrido.

 

 

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